lunedì 2 novembre 2015

Recensione: "Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider

Titolo: "Svegliami quando tutto sarà finito"
Autore: Robyn Schneider
Editore: Fabbri Editore

Sinossi
Latham House è uno strano posto per incontrarsi. Un tempo era un collegio tra i boschi, ma oggi è tutta un’altra cosa. Dove una volta si raccoglievano studenti da ogni angolo degli Stati Uniti, ora vivono sotto stretto controllo medico oltre un centinaio di giovani affetti da una forma particolarmente grave di tubercolosi. Qui, lontani dal resto del mondo, i ragazzi trascorrono i giorni in perenne attesa, nella speranza di guarire e tornare dalle loro famiglie, dai loro amici, alle loro vite. È una specie di vacanza forzata, ma Lane, il nuovo arrivato, proprio non vuole saperne: ha dei progetti per il futuro e la malattia è solo un ostacolo tra lui e lo studio. Ma quando si accorge che il suo fisico non gli permette di restare la notte piegato sui libri, capisce che ci sono cose più importanti. In mensa ha notato un eccentrico gruppo di amici: Marina, una nerd con il pallino del teatro; Charlie, uno scherzoso cantautore in erba; Nick, una miniera di battute taglienti; e infine Sadie, un’aspirante fotografa con la quale condivide un vecchio, imbarazzante ricordo. Lane vuole essere uno di loro. E, soprattutto, vuole ricucire il rapporto con Sadie, incrinatosi un’estate di qualche anno prima...




Avete presente quando siete in vacanza e vi viene voglia di comportarvi come di solito mai fareste, quando tirate fuori lati di voi che di norma mai fate vedere?
E’ un po’ così che ci si sente quando, dopo un po’ di pagine, si entra in contatto con Sadie e Lane, circondati dai loro compagni di patologia ovvero Charlie, Nick e Marina.
Si, non ho sbagliato termine perchè la patologia è ciò che li ha fatti conoscere e incontrare e di certo non sono in vacanza in qualche sperduto villaggio vacanziero perchè qui ci troviamo in un sanatorio dove vengono ricoverati Sadie e Nick, esattamente nella Latham House, a 3 anni di distanza dal loro primo incontro, avvenuto durante uno sciagurato campo estivo.
Questo romanzo è un duetto di punti di vista, quello di Sadie e Lane.
Da una parte c’è Lane, che prima di ritrovare Sadie è tutto studio, futuro programmato e nessuna distrazione, con la sua vita praticamente già scritta.
Dall’altra abbiamo Sadie, una ragazza piena di vita, decisa a non farsi piegare dalla sua condizione e pronta a mettere un po’ di colore in quella vita così grigia e piena di regole, regole dettate dalla Latham House per i pazienti ricoverati, aiutata dai suoi amici Charlie, Nick e Marina.
E sarà proprio il colore che porterà Sadie a far capire a Lane cosa non andava in lui, erano le regole che si era imposto, erano quelle regole che aveva deciso di osservare per avere praticamente un futuro in mano già a 25 anni, incurante del fatto che pensare al futuro equivaleva a perdersi il passato, un passato che sa di risate, di tempi in cui ci si diverte con gli amici, di cose futili che però fanno bene al cuore, che portano colore in una vita altrimenti incolore.


    “Da quando ero arrivato lì, avevo vissuto nel modo sbagliato, Adesso lo capivo. E avevo tutte le intenzioni di sistemare le cose.”
    “Ero stufo di essere perfetto e forse non andava benissimo.”
    
Ma dopo che Sadie irromperà di nuovo nella sua vita, tutto per Lane acquisterà un nuovo significato, la sua scala di valori avrà un ordine tutto nuovo e con lei arriverà anche l’amore, un amore dolce, tenero, pieno di promesse, di emozioni che ti fanno battere il cuore e che ti fanno sentire per la prima volta finalmente VIVO.


    “Sadie mi sorrise e io ebbi l’impressione che fosse lei a tenere insieme l’universo”


E con l’amore a farla da scudo, Sadie e Lane cercheranno di farsi coraggio per affrontare una battaglia che loro e tutti gli altri ragazzi della Latham House cercano di combattere circondati da morte, pregiudizi, paure, false speranze e isolamento dal mondo reale.
E soprattutto contro una dura realtà che, volenti o nolenti, viene sempre a bussare per render conto.
E’ un bel romanzo quello scritto da Robyn Schneider, si legge in modo piacevole, mai pesante pur trattando un argomento molto serio come la malattia infettiva.
Lo consiglio veramente a tutti soprattutto per il messaggio che porta con sè ovvero che, per dirla come la direbbe Lane, la “vita che pianifichi non è la vita che ti capita” e ciò che ti capita non è sempre quello che vorresti, tuo malgrado.

Dal suo sofà
la vostra

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