martedì 8 dicembre 2015

Recensione: "La custode del miele e delle api" di Cristina Caboni

Miei cari lettori, ci sono volte in cui un romanzo ti fa un dono particolare, il dono di riportarti indietro nel tempo, a quando eri una bambina e attraverso le sue pagine rivivi quei giorni, ricordi le immagini, i gesti, gli odori e soprattutto gli occhi, gli occhi di quelle persone che hanno condiviso con te gran parte della tua vita e che ancora ti sono accanto, questo è quello che è successo a me grazie a Cristina Caboni e al suo "La custode del miele e delle api"


La custode le miele e delle api
di Cristina Caboni
Pagine: 328 
Editore: Garzanti


SINOSSI
Angelica non è mai riuscita a mettere radici. Non ha mai voluto legarsi a niente e nessuno, sempre pronta a fuggire da tutto per paura. C’è un unico posto dove si sente a casa, ed è tra le sue api. Avvolta dal quieto vibrare delle loro ali e dal profumo intenso del miele che cola dalle arnie, Angelica sa di essere protetta e amata. È un’apicultrice itinerante e il miele è la sola voce con cui riesce a far parlare le sue emozioni. Perché il miele di lavanda può calmare un animo in tempesta e quello di acacia può far ritrovare il sorriso. E Angelica sa sempre trovare quello giusto per tutti, è il suo dono speciale. A insegnarglielo è stata Margherita, la donna che le ha fatto da madre durante l’infanzia, quando viveva su un’isola spazzata dal vento al largo della Sardegna. Dopo essere stata portata via da lì, Angelica ha chiuso il suo cuore e non è più riuscita a fermarsi a lungo in nessun luogo. Ma adesso il destino ha deciso di darle un’altra possibilità. C’è un’eredità che l’aspetta là dove tutto è cominciato, su quell’isola dove è stata felice. C’è una casa che sorge fra le rose più profumate, un albero che nasconde un segreto prezioso e un compito da portare a termine. E c’è solo una persona che può aiutarla: Nicola. Un uomo misterioso, ma che conosce tutte le paure che si rifugiano nei grandi occhi di Angelica. Solo lui può curare le sue ferite, darle il coraggio e, finalmente, farle ritrovare la sua vera casa. L’unico posto dove il cuore può essere davvero libero.

RECENSIONE
     Se ci fosse un modo di descrivere la dolcezza e i sentori attraverso le parole sceglierei le pagine di questo libro.
     Non è stato facile per me leggere questo romanzo, più volte mi sono dovuta fermare perchè persa nei ricordi della mia infanzia, delle mie vacanze, mi sono ritrovata quasi sul punto di piangere tanta era la nitidezza con cui vivevo certe scene, con cui ascoltavo certe parole.

     Angelica è una ragazza in perenne movimento, non ha una dimora fissa, si sposta in camper anche a causa del suo lavoro. Seguendo gli antichi insegnamenti che le ha affidato la sua cara Jaja (Margherita), aiuta gli apicoltori in difficoltà.
     Margherita è stata per lei una seconda madre, una presenza fondamentale fin da quando era una bambina e grazie a lei ha imparato a parlare con le api, ad approcciarsi a loro e a cantare per loro. 
     Strappata troppo presto a quell'isola magica che è la Sardegna, Angelica diventa un'anima senza pace, sempre alla ricerca di qualcosa che la definisca, che dia pace alla sua anima inquieta, finchè un giorno apprende di essere l'erede di tutti i beni di Margherita, la sua Jaja l'ha scelta come unica beneficiaria nel suo testamento.
     Tornata ad Abbadulche, Angelica ritrova il suo passato, un passato dolce ma anche amaro, ricorda il rapporto difficile con la madre Maria, una donna lacerata nell'anima e sempre dura con lei, ma sempre accolta, difesa e capita da Margherita.


"Il dolore uccide ninnia. E tua madre ci è andata vicina
troppe volte. Il dolore cambia la gente,
la fa diventare dura come la pietra."

     Ricorda i momenti vissuti con Margherita, le sue parole, i suoi gesti, e ritrova Nicola, il suo primo amore, ben poco è rimasto del ragazzo idealista e sognatore di cui lei si è innamorata, davanti a sè ora c'è un uomo disilluso e provato dalla vita.
     Costretta a fare i conti con tutte queste emozioni e con un passato troppo ingombrante, Angelica vorrebbe far ciò che le riesce meglio, ciò che fa sempre quando si sente chiusa...scappare.
     In fondo anche la gente del luogo non la vuole lì, vuole che se ne vada, ma quando capisce che tutto ciò che Margherita ha fatto nei suoi anni di vita è in pericolo, Margherita capisce che non può farlo, non deve farlo, perchè senza di lei tutto ciò che resta della sua Jaja andrà perduto per sempre.
     Così Angelica resterà e lotterà, lotterà per Magherita, perchè a lei lo deve, così come lo deve a tutte le persone che la donna ha aiutato durante tutta la sua vita.
     Si ritroverà a combattere, inaspettatamente, contro i suoi sentimenti verso Nicola rivivendo una struggente storia d'amore che sembra non aver mai pace, anche se in fondo a volte per ritrovarsi bisogna prima perdersi.
     Definirei questo romanzo di Cristina Caboni, un romanzo corale, fatto di tanti personaggi, di tante figure femminili importanti, fondamentali, che corrono in aiuto di Angelica e che unendosi creano qualcosa di magico perchè, come in un'alveare, tutte sono indispensabili e grazie a loro, tutto ha un senso, quel senso che darà pace al suo animo inquieto e che le permetterà di aprire il suo cuore al mondo e all'amore. 
     Un romanzo pieno di dolcezza, che ci parla di antichi gesti, di antiche usanze, di antiche leggende, che troppo spesso si rischia di perdere. 
     Veramente bello ed emozionante, uno dei migliori libri letti quest'anno!




Piccola curiosità, alla fine del romanzo troverete un'appendice dedicata ai diversi utilizzi del miele e della cera per dei rimedi casalinghi utili in ogni occasione! ^.^
Un abbraccio dalla vostra




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