venerdì 14 ottobre 2016

Recensione: "Prometto di perdere" di Pedro Chagas Freitas

Buon pomeriggio paginette ^^
Insomma, che tempo fa da voi? Qui a Roma non ci si capisce più nulla, ieri i pinguini fuori la porta, oggi tira lo scirocco... bah! L'indecisione regna sovrana.  >.<
Nel mentre che si decide, io me ne sto chiusa in casa a consumar romanzi! XD



Titolo: "Prometto di perdere"
Autore: Pedro Chagas Freitas
Editore: Garzanti
Pagine: 349
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Sono stati gli innamorati e i folli a cambiare il mondo. La strada è piena di rumori: le macchine che sfrecciano, le voci dei passanti, i clacson impazziti. Ma l’uomo non sente nulla. È come se tutto il mondo si fosse fermato in un istante. Per lui esiste solo lei. Lei che stranita si guarda intorno mentre il vento le scompiglia i capelli. Non la conosce, ma non importa. Sa di amarla. In fondo per farlo basta guardare i suoi occhi, le sue mani e la sua bocca. L’amore non ha bisogno di altro. L’uomo le si avvicina e le chiede di essere sua per sempre. Lei gli dice di sì. Perché amarsi vuol dire essere folli. Solo allora scoprono i loro nomi, ma già i loro cuori li urlavano. In quel momento lui le fa la promessa più importante. Quella di perdere, di non riuscire a darle sempre quello che desidera, di fare scelte sbagliate. Eppure le promette che non desisterà, non cederà mai solo perché costruire è la strada più complicata. Solo chi non ha mai amato non ha mai perso. Ed è allora che comincia la sfida, la sfida che come loro tutti gli amanti devono affrontare, e ogni loro storia insegna qualcosa. Insegna che per restare insieme si devono fare errori. Si deve piangere e litigare, essere deboli, incoerenti e lunatici. La ragione non ha nulla a che fare con i sentimenti. È il sogno la loro giusta dimensione. Bisogna credere nell’impossibile. Perché l’impossibile accade, come nei film e nei libri. Il segreto è trovare le parole. Se si ama qualcuno l’importante è dirlo, ripeterlo, una volta e un’altra volta ancora. E convincere l’altro che l’amore non è una bugia, un’invenzione dei poeti. È dentro ognuno di noi. Basta solo non temere di amare. Pedro Chagas Freitas ha dato una nuova voce ai sentimenti conquistando i lettori di tutto il mondo. Ora torna con il seguito di Prometto di sbagliare, che ha dominato le classifiche italiane per mesi. Un fenomeno editoriale mondiale che non conosce fine. Perché è facile parlare di amore. Ma nessuno sa farlo come Pedro Chagas Freitas. Nessuno come lui sa descrivere l’amore vero, quello che si spezza e si ricostruisce, che sbaglia, ma non si arrende. Che travolge e lascia senza fiato. L’amore che si cerca ogni giorno, ma che non è una chimera. È lì dietro l’angolo, imperfetto come tutti noi.




In amore si vince o si perde? E una storia d’amore può esser vista come un campo di battaglia per sfide personali in cui l’importante è perdere per dare il meglio di sé? “Prometto di perdere” è stato un romanzo insolito per me. Primo lavoro che affronto di questo autore portoghese,  devo dire che leggendolo tutto mi sarei aspettata tranne quello che ho trovato. Posso iniziare dicendovi che non ci sono due protagonisti reali, non c’è una storia, piuttosto delle situazioni e da quelle Chagas prende spunto per esaminare ed  esporre tutta una serie di pensieri e concetti che lasciano spesso più punti di domanda che  risposte, ma che danno un senso al titolo del romanzo. “Prometto di perdere”, leggendolo  così viene quasi spontaneo chiedersi il perché di quel “perdere”,  lo si associa a qualcosa di negativo, di sbagliato e, a seconda delle situazioni, quasi avvilente. Ma proprio qui sta l’errore, perché se è vero che in amore “si vince e si perde”, è anche vero che molto spesso quello che bisogna fare per uscire vittoriosi in una storia d’amore, per nutrirla e averne cura, bisogna  “perdere”! Cosa? Piccoli pezzi di noi che però sono in un certo senso malsani, che indeboliscono una storia, che non la fortificano anzi, la uccidono, la soffocano e che a lungo andare ne provocano la morte. E solo dopo, quando esaminiamo i cocci, ci rendiamo conto dei nostri errori, di quanto quelle vittorie a cui noi tenevamo tanto siano state in realtà, colpi che abbiamo inferto all’amore che avevamo. E così Chagas analizza, analizza e ci porta a riflettere.
“Odio le spiegazioni. Preferisco le sensazioni.”
Un romanzo che alla fine, come già detto prima, diventa in un certo senso un “non romanzo”, con Chagas impegnato ad analizzare una serie di situazioni e di storie che alla fine ti portano a capire che in realtà, come nel caso dell’esser genitore, non esiste un libretto di istruzioni, piuttosto delle linee guida, dei piccoli accorgimenti che possiamo tenere per far sì che tutto vada per il meglio, per tentare, per sperare, per mettercela tutta.
“Che queste parole non servono esattamente a nulla e tutto ciò che ho scritto già lo sapevi, ma forse avevi bisogno di leggerle o forse no, comunque sia eccole qui: abituati.”
 Anche se è un romanzo un po’ insolito per i miei gusti, devo dire che questa sua diversità l’ha reso particolarmente interessante. Scritto bene e in modo scorrevole, offre numerosi spunti di riflessione e regala al lettore attimi di pura e assoluta verità come, ad esempio, l’importanza del gioire, in una storia, anche delle abitudini. Non dar mai nulla per scontato, non smettere mai di parlare e allo stesso tempo far in modo di non dover mai parlare. Perché? Perché se in un momento particolarmente negativo c’è bisogno di parlare, vuol dire che c’è la necessità di scusarsi e se ci si deve scusare è perché abbiamo ferito chi di più caro abbiamo al mondo. Per riflettere e in qualche caso - ricordare - i nostri errori. 


dal suo sofà
la vostra

4 commenti:

  1. bella recensione Ophelie, ho letto solo il primo romanzo di questa serie ma poi non mi sono sentita di proseguirla, magari in futuro! ^_^

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    1. Ciao Ely, la penso come te! Questo tipo di romanzi vanno letti con il contagocce altrimenti rischiano di essere ripetitivi. ^^

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  2. Ciao Ophelie,
    bella recensione. Aspetterò a inserirlo nella mia WL. ;)
    Saluti.
    Giovana Roma

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    1. Grazie Giovanna :-)
      Vale la pena leggerlo

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