giovedì 22 dicembre 2016

5 minuti con un autore: Roberto Gerilli

Buongiorno pages 😷
devo dire che niente nella mia vita procede bene come l'influenza. Quando si tratta di virus e co. tutto fila liscio come l'olio senza incrociare ostacoli. Spero che il bombardamento a colpi di antibiotico si decida a far effetto... prima o poi!
Dunque! Cercando di recuperare un po' del tempo perduto, oggi volevo proporvi qualcosa di nuovo e - spero - gradito. 
La scorsa settimana vi ho parlato di un libro che ho adorato, "Vietato leggere all'inferno" di Roberto Gerilli (qui), sono rimasta talmente entusiasta del suo romanzo che quando mi si è presentata l'occasione di poterlo intervistare, ne ho subito approfittato. So che prima di tutto ciò avrei dovuto consegnare al malcapitato e a voi, un bugiardino con le avvertenze sulle mie presunte "doti" di intervistatrice, ma abbiate pazienza, il tempo era poco e il mio istinto mi dice che a occhio e croce dovrei esse meglio della D'Urso 'mbriaga (illusa). Let's go! 

5 Minuti con un autore: Roberto Gerilli


Roberto, innanzitutto benvenuto. Sarò sincera! Per tua disgrazia, sei la mia prima intervista, quindi non aspettarti domande “marzulliane” né, ahimè, la professionalità di Enzo Biagi.
Ciao Ophelie, sono onorato di essere il tuo primo autore intervistato, e sono contento che tu non sia troppo “professionale” perché non lo sono nemmeno io. ;)

Domanda di rito! Parlaci un po’ di te.
Sono Roberto Gerilli, ho trentasei anni, vivo a Falconara Marittima e sono un libromane. Ho iniziato a leggere alle elementari – adoravo i grandi classici per ragazzi tipo I ragazzi della via Pal – e sempre su quei piccoli banchi di scuola ho scritto il mio primo romanzo, che non aveva né titolo né un finale ma era bellissimo lo stesso (purtroppo solo per me). Da allor è passato parecchio tempo, ma quando leggo e scrivo ho sempre la sensazione di non essere cresciuto affatto.

Ho avuto la fortuna di conoscerti grazie a “Vietato leggere all’inferno”. Come nasce l’idea di un romanzo incentrato su un mondo dove la letteratura è considerata “sostanza stupefacente”?
L’idea è nata come reazione a due elementi fondamentali: la mia fissa per Breaking Bad e una frase detta da Alessandra: “Ho finito i romanzi da leggere, devo uscire a rimediarne qualcuno”. I due elementi sono entrati in contatto dentro la mia testa e hanno fatto reazione creando Vietato leggere all’inferno.

Sarcastico, ironico, “libromane”. Ai miei occhi Amleto Orciani è ormai un “eroe”. Ti sei ispirato a qualcuno in particolare?
Adoro i protagonisti che si ritrovano per caso in situazioni fuori dalla loro portata e devono cercare di sopravvivere. Non sono “eroi”, non possono essere presi troppo sul serio, ma se messi alle strette possono compiere azioni che stupiscono anche loro stessi. Per l’ispirazione devo molto ai primi film di Guy Ritchie (Lock & Stock e The Snatch) e ai romanzi di Chuck Palahniuk, ma ammetto che dentro Amleto c’è anche un pizzico del sottoscritto.

Parliamo delle figure femminili, che nel tuo romanzo hanno un ruolo fondamentale. Eleonora e Caterina spesso e volentieri solo quelle che salvano la vita ad Amleto, quelle che usano le “maniere forti”. Scelta casuale o voluta?
La scelta è voluta e ha due motivi: mi piacciono moltissimo i personaggi femminili forti (come le donne del cinema di Tarantino, per esempio) e volevo creare un contrasto divertente con Amleto, che all’inizio pensa di essere un duro e poi diventa l’oggetto delle canzonature di Eleonora e Caterina. Mi è sempre piaciuta la dinamica tra loro tre e spero che piaccia anche ai lettori.

Perché Ende e il suo “La storia infinita” come tema centrale della London Book Fair?
La storia infinita è un inno all’immaginazione e un vero e proprio manifesto a favore della lettura, è il simbolo perfetto per rappresentare i desideri e le motivazioni dei libromani. E
poi appartengo alla generazione cresciuta con il film, che sarà pure una storpiatura del romanzo, però cavoli, se trovi un trentenne che non ha mai voluto volare in groppa a Falkor ti pago una pizza!

Non ho potuto fare a meno di notare una vena polemica nei confronti del mondo editoriale. Come vivi questa realtà?
Il mondo editoriale italiano è passivo e codardo, importa le mode dall’estero senza cercare di esportare qualcosa di originale e non ha il coraggio di puntare su qualcosa di diverso. Le case editrici devono assicurarsi un guadagno, su questo siamo d’accordo, ma penso che ogni tanto potrebbero scommettere su qualche romanzo che esca dagli schemi e che non appartenga al trend del momento. La polemica più grande, tuttavia, è rivolta a quel 60% di italiani che non leggono nemmeno un libro all’anno, è un dato allarmante che rischia di rovinare tutto il sistema (e non parlo solo di editoria).

Quanto è importante il tuo lato nerd?
Non sono un nerd integralista, ma sono cresciuto vedendo certi film o leggendo certi libri, la mia personalità e la mia ironia si sono formate anche grazie a quelle influenze, e non mi vergogno certo di ammetterlo. Vado orgoglioso della mia cultura pop, del flusso canalizzatore stampato sulla cover del mio cellulare e della pennetta usb a forma di Yoda, non posso farci nulla :P

Ti farei molte altre domande ma temo che finirei con il dilungarmi troppo. (La mia assuefazione suggerisce: tedio e spoiler).
Un plauso alla tua assuefazione, la mia suggerisce spasso e riconoscenza.

Grazie mille per esser stato con me (Barbara D’Urso dei poveri) e i miei lettori.
Grazie a te e ai tuoi lettori per la disponibilità. È stato un vero piacere. 

Io non finirò mai di ringraziare Roberto (ormai è de' casa) per la sua disponibilità e gentilezza e se ancora non lo avete fatto vi invito a dare un'occhiata al suo romanzo perchè davvero merita!

Dal suo sofà
la vostra

2 commenti:

  1. Bellissima questa intervista a Roberto Gerilli e poi non sei stata affatto male! Le tue domande sono state azzeccatissime e non hai nulla di cui temere, parola di lettrice ❤

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